giovedì 22 maggio 2008

Emergenza alimentare!!

Monopoli (BA), 16 mag -

L'emergenza alimentare e gli effetti
della globalizzazione sull'agricoltura
sono stati al centro della Tavola
Rotonda ''Integrazione tra
agricoltura
e sviluppo economico''
in occasione del'Assemblea annuale di Assofertilizzanti/ Federchimica, tenutasi oggi a Monopoli (Bari).
Negli ultimi mesi la richiesta di cereali a livello mondiale e'
cresciuta in maniera esponenziale e ha fatto si' che le scorte
strategiche dei paesi sviluppati, Usa ed EU in testa, gia' ridotte
ai minimi storici, si siano praticamente azzerate. La spinta
mondiale alla produzione di biomasse a fini energetici e per
biocarburanti sottrae superfici alla produzione di colture alimentari;
si stima infatti che - solo per l'Europa a 25 - da qui al 2020 occorra
che venga convertita a colture per le bioenergie almeno il 25% della
superficie agricola (circa 104 milioni di ettari) per raggiungere il
target che l'UE si e' prefissata del 20% di sostituzione del quantitativo
totale dell'energia fossile immessa sul mercato (fonte: Enea).

Da questi e altri fattori - primo fra tutti l'aumento dei costi energetici -
si e' innescata una crescente domanda che ha fatto lievitare i prezzi
internazionali dei cereali e di tutti i mezzi tecnici necessari per
produrli: sementi, fertilizzanti, agrofarmaci e carburanti. In particolare
per i fertilizzanti dopo un 2006 sostanzialmente stabile, nel corso del
2007 vi e' stata un'impennata dei prezzi, parzialmente mitigata nel
nostro Paese dall'effetto del cambio euro/dollaro. ''Se nel 2007 i
fertilizzanti hanno vissuto questa tensione dei prezzi a livello
internazionale - ha commentato Narciso Salvo di Pietraganzili,
presidente di Assofertilizzanti/ Federchimica - cio' e' dovuto al
fatto che il mercato e' caratterizzato da un'offerta poco elastica e
sconta l'impossibilita' , da parte della produzione, di rispondere in
tempi brevi alle accresciute richieste. L'aumento dei prezzi e la crisi
dei mercati finanziari - prosegue Salvo - hanno messo in difficolta'
gli operatori che si sono trovati ad esporsi molto piu' pesantemente
per acquistare le materie prime necessarie alle produzioni o importare
prodotti finiti. Occorre ricordare infatti che oltre la meta' dei
fertilizzanti usati in Italia e' d'importazione e che la quasi totalita'
delle materie prime utilizzate viene dall'estero. Nonostante cio'
possa sembrare banale, non e' facile pero' spiegare, soprattutto
agli agricoltori, come mai i prezzi della maggior parte dei fertilizzanti
sono quasi raddoppiati negli ultimi mesi''. Lo scenario mondiale delle
commodities si dibatte oggi tra liberismo e governo dei mercati e tutti
i grandi organismi internazionali stanno mettendo in discussione la
strumentazione finora utilizzata: dal sistema di sussidi all'agricoltura
europea, ai dazi sui prodotti agricoli dei paesi piu' poveri, agli incentivi
ai biocarburanti, al migliore utilizzo delle tecnologie. E in particolare
sotto quest'aspetto - e' la conclusione - i fertilizzanti possono dare
un contributo fondamentale a risolvere l'emergenza alimentare
aumentando anzitutto la produzione cerealicola e fornendo agli
agricoltori - medi, piccoli e grandi - lo strumento per migliorare
in quantita' e qualita' i loro raccolti. Alla Tavola Rotonda hanno
partecipato Donato Ferri del Consiglio Nazionale per la Ricerca
e la Sperimentazione in Agricoltura, Cosimo Lacirignola, Direttore
dell'Istituto agronomico Mediterraneo e Roberto Pasca di Magliano,
Ordinario di Economia dello Sviluppo presso l'Universita' la Sapienza
di Roma.

lunedì 14 aprile 2008

Presentato uno studio della FAO : La bolletta cerealicola dei paesi poveri crescerà del 56% nel 2007/08 e vola il prezzo dei cereali.

ROMA - Il prezzo dei cereali continua a crescere e i paesi che già hanno più difficoltà a sfamare la propria popolazione sono destinati a trovarsi sempre più in difficoltà. Secondo la Fao, la bolletta cerealicola delle nazioni povere, che già era aumentata del 37% mel 2006/2007, aumenterà addirittura del 56% nel 2007/2008. Per far fronte a questa emergenza, l'organizzazione internazionale esorta tutti i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali a incrementare la propria assistenza per un ammontare compreso tra 1,2 ed 1,7 miliardi di dollari. E il direttore generale avverte: "Rischio di una stretta mondiale".

Da un rapporto presentato oggi sulle previsioni di produzione dei cereali, emerge che per i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare la bolletta per tariffe e trasporto del petrolio aumenterà del 74% a causa dell'impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio. I prezzi non accennano infatti a rallentare la loro corsa, per la domanda sostenuta e il progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007, secondo il rapporto Fao, il prezzo del riso è quello che ha registrato l'aumento maggiore, a seguito dell'imposizione di nuove restrizioni all'esportazione da parte di alcuni tra i maggiori Paesi esportatori. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio dell'anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo.

Negli ultimi mesi si sono verificati scontri per questioni alimentari in numerosi Paesi di tutto il mondo: Egitto, Camerun, Costa d'Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine e Haiti. Nonostante le misure prese dai governo locali, la popolazione è scesa in strada a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell'olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base. In Pakistan e in Thailandia si è addirittura dovuto ricorrere all'esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini.

"L'inflazione degli alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget", ha detto Henri Josserand, del Sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido della Fao. "La spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale".

Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale nel corso di quest'anno è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. "Se l'aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà - si legge nel rapporto - potrebbe attenuarsi l'attuale situazione di scarsità dell'offerta cerealicola mondiale, ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche".

Le scorte mondiali di cereali dovrebbero raggiungere, nel 2007/2008, i 405 milioni di tonnellate, valore minimo negli ultimi 25 anni e 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell'anno precedente. "I livelli di produzione e anche le scorte sono ai minimi dagli anni '80. Non è quindi possibile continuare a contare sulle scorte", avverte il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. E aggiunge: "E' necessario affrontare il problema a livello più alto. Mi sorprendo per non essere stato invitato al Consiglio di sicurezza. Ci sono molti rischi di una stretta a livello mondiale: bisognerà anzitutto correggere tutte le politiche errate degli ultimi decenni".

mercoledì 27 febbraio 2008

Petrolio,dollaro e Balcani


Cominciamo con una panoramica sulla situazione mondiale, cercando di spiegare l'aumento del prezzo del petrolio e la svalutazione del dollaro. I rincari del prezzo del petrolio sembrano non cessare più, e dopo aver raggiunto il record assoluto storico dei 101,70 dollari si attesta al nuovo record di 102,08 dollari sul mercato di New York. Un'escalation che segue di pari passi la svalutazione del dollaro, che per la prima volta nella storia, è arrivata a 1,5057 dollari. Le premesse sono alquanto critiche, al punto che l'OPEC potrebbe presto abbandonare il dollaro per scegliere l'euro come moneta ufficiale di scambio, a partire dalla prossima consegna del Middle East Economic Digest (MEED). L'annuncio è stato fatto dall'attuale segretario generale dell'OPEC, il libico Abdallah al Badri, riportato dall'agenzia britannico Reuters, ed ha avuto subito evidenti conseguenze: fissare in euro il prezzo del petrolio attirerebbe sulla moneta europea una tale massa di capitali che decreterebbe la totale svalutazione del dollaro. D'altro canto, la sola dichiarazione di Abdallah Badri, ha accelerato la rimonta dell'euro sino a 1,48 dollari, per giungere poi a sfiorare il suo massimo storico. L'accentramento dei capitali sulla zona euro, porterà alle stelle la percentuale di inflazione e le stesse operazioni speculative, oltre a capovolgere di fatto il baricentro del sistema finanziario e petrolifero.

È chiaro che il controllo del petrolio, e così delle pipeline e delle contrattazioni, rischia di passare nelle mani dell'Europa, sulla scia di una "bolla monetaria" che sta portando l'euro a livelli storici mai toccati. Parliamo di "bolla monetaria" in quanto questi rialzi, improvvisi e a ritmi così sostenuti, sono innaturali e dettati da manovre speculative che causano un eccessivo scambio di moneta virtuale: uno shock esogeno, come il ribasso delle borse asiatiche, avrebbe un impatto sui mercati finanziari europei amplificati, bruciando una maggiore massa monetaria a causa dell'elevata volatilità. Si può inoltre parlare di bolla monetaria, in quanto, in questo momento, l'euro è solo lo specchio del fallimento del dollaro, perché cresce e si rafforza solo in funzione dell'indebolimento di un'alta moneta, e non perché la sua economia si espande e diventa meta di investimenti esteri. Al contrario, l'Unione Europea si sta allargando sempre di più al fine di trarre un vantaggio economico nello sfruttamento delle economie emergenti dell'Europa Orientale, e degli Stati "cuscinetto" rispetto alla Russia. Per tale motivo assistiamo all'evoluzione del "nuovo sistema Europa" che sta agendo anche come "entità politica" sovranazionale, cercando di porsi al di sopra delle Nazioni Unite. Ci riferiamo ovviamente a quanto sta accadendo nei Balcani, dove la Repubblica della Serbia viene aggredita per creare al suo interno un protettorato euro-atlantico, o meglio un vero e proprio Stato "apolide". Il Kosovo si presta a divenire l'ennesimo stato fantoccio attraverso il quale far transitare traffici illeciti ed operazioni di riciclaggio di denaro sotto la stretta sorveglianza delle entità economiche europee e statunitensi, come affermato dallo stesso Rappresentante russo presso la Nato Dmitri Rogozin.

Nei Balcani oggi si sta giocando non solo una partita politica tra le forze occidentali e quelle russe, ma anche uno scontro economico, in quanto i progetti dei gasdotti europei passano proprio attraverso la sfera politica. Infatti, mentre l'Europa annuncia il dispiegamento della Eulex nel Nord del Kosovo, la Serbia rafforza la collaborazione economico-energetica con la Russia, ratificando l'accordo tra Gazprom e la NIS per la realizzazione del tratto serbo del South Stream. Secondo il portavoce di Gazprom Sergei Kouprianov, la costruzione del gasdotto verrà terminata nel 2012 ed il South Stream sarà messo in servizio in 2013, esattamente quando entrerà in funzione il progetto Nabucco. L'antagonismo tra i due progetti viene tuttavia compromessa dalla constatazione della stretta dipendenza degli Stati europei che dovrebbero costruire il Nabucco rispetto ai rifornimenti della Russia. Così, nella giornata di lunedì il Primo Ministero ungherese Ferenc Gyurcsany firma un accordo con le controparti russe affermando che i due progetti non si escluderebbero tra di loro e che vi sono tutte le condizioni per creare una joint-venture per la costruzione del troncone ungherese del gasdotto South Stream. Allo stesso tempo, Kouprianov ha annunciato che Gazprom sarebbe ormai disposto a studiare tutte le proposte di partecipazione al gasdotto Nabucco, "sebbene non veda ancora l'utilità economica di questo progetto al quale manca una reale base di risorse". Infatti, sebbene l'euro cresca rapidamente, l'Unione Europea non è ancora riuscita ad assicurarsi una fonte di energia adeguata per sostenere in eguale modo la sua economia.

Qualsiasi tentativo di risolvere l'empasse, viene invalidato dalla Russia che muove le sue pedine "diplomatiche" ed energetiche per chiudere l'Europa su se stessa. È un circolo vizioso che sembra non avere fine e rischia di divenire assurdo. Consideriamo infatti che Gazprom controlla il 70% dei rifornimenti di gas che giungono in Europa attraverso i suoi gasdotti, e che si sta muovendo per sabotare pian piano tutti i progetti che riescano a bypassare la Russia. È giunta così in Serbia, in virtù di un tacito accordo Mosca-Belgrado che concede il passaggio dei gasdotti a fronte del sostegno in sede del Consiglio di Sicurezza dell'ONU contro la proclamazione del Kosovo. Ben presto giungerà anche in Georgia, considerando che il Cremlino sta ora appoggiando le richieste dell'ex-repubbliche secessioniste sovietiche dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud per ottenere l'indipendenza dallo Stato georgiano e l'annessione alla Russia. Una mossa strategica che darebbe alla Gazprom un trampolino di lancio per stabilire l'ennesimo collegamento tra Mar Caspio e Mar Nero e fare concorrenza alla pipeline anglo-turca-americana , Bakou-Tblissi-Ceyan, che aggira la Russia.
Non dimentichiamo infine il Kosovo, che, pur non avendo risorse petrolifere, è un tassello importante per questo complicato rebus geopolitico. Stiamo assistendo infatti alla militarizzazione del territorio kosovaro da parte degli Stati Uniti che, nel giugno del 1999, dopo il bombardamento della Jugoslavia, hanno occupato un terreno di 1,000 acri nel Kosovo del sud-est ad Urosevic, vicino il confine macedone, e hanno costruito il Campo Bondsteel, la più grande base militare degli Stati Uniti fin dalla guerra in Vietnam. La base militare di Bondsteel è, inoltre estremamente importante per proteggere uno dei più importanti corridoi di collegamento tra l'Occidente e l'Oriente, in cui il gasdotto AMBO - il gasdotto trans-balcanico che instraderà il gas del mar Caspio - sarà il principale baricentro.



venerdì 22 febbraio 2008

Nuova rubrica per Puntonet " Una finestra sul mondo"

Giuseppe Morelli e Angelo Passante sono lieti di annunciare la nascita di “Una finestra sul mondo” una nuova rubrica che cercherà di spiegare e approfondire il complesso mondo delle rerlazioni internzionali in modo semplice e comprensibile. Chiunque sia interessato a collaborare con la rubrica sarà ben accetto perchè porterà un arricchimento alle nostre discussioni.

Solo la conoscenza ci rende liberi!!